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Le bugie dei bravi ragazzi - recensione

15:55

Si sentiva fuori posto, sbagliata, diversa, giudicata. [...] Aveva perso di vista gli obiettivi importanti e i sogni nel cassetto non li cercava nemmeno più, forse per paura di fallire e di prendersi l'ennesima crudele delusione.

Quante volte abbiamo riflettuto sulla nostra vita e ne abbiamo tratto le medesime considerazioni? Quante volte ci siamo sentiti dei completi fallimenti di fronte ad una società che non valorizza per nulla le proprie qualità e abilità? Quante volte come Sole, Enrico e Benedetta ci siamo trovati in mezzo a situazioni difficili senza riuscire a trovare una soluzione? Le bugie dei bravi ragazzi di Barbara Raymondi ci offre uno spunto di riflessione sui tanti ragazzi di oggi che, pur avendo tutte le carte in regola per trovare la loro posizione nel mondo, sono costretti a piegarsi a occupazioni meschine e spesso non convenzionali per sopravvivere.




E, contrariamente a quanto si crede per ciechi pregiudizi, non si tratta di quei disagiati/barboni/drogati (o comunque li si voglia chiamare) ma di giovani laureati o in procinto di farlo, ragazze e ragazzi intelligenti che vorrebbero solo il meglio per la loro vita. E allora da dove derivano gli ostacoli? Perché il nostro paese non ci aiuta?

[...] mi mancherà l'Italia. È il paese più bello del mondo, ma ormai viverci per me è diventato insostenibile. Non è un paese meritocratico, è un paese malato, vecchio, corrotto.Il lavoro non si trova, è umiliante. C'è sempre qualcuno più giovane di me o con più esperienza, più parente o più amico. [...] Sono stupido? Sono incapace?

Tema attualissimo, dunque, quello della Raymondi: la meritocrazia non esiste e forse non è mai esistita in Italia, esistono, però, le raccomandazioni, esistono i figli di papà o il colpo di fortuna inaspettato. Raramente in ambito lavorativo si ottiene ciò che si merita.
E quindi bisogna perdersi d'animo? Certamente no, perché la vita ci insegna che solo mollando le cose vanno davvero male, per chi combatte c'è sempre una speranza.

Ad insegnarcelo sono i protagonisti del romanzo, ognuno con le sue paure e i suoi ostacoli, ognuno con le sue speranze e piccole gioie.

Sole, a dispetto del suo nome, vorrebbe semplicemente eclissarsi, indossare una maschera e sfuggire al resto del mondo. Non ha un lavoro e si arrangia in ogni modo possibile. Non riesce a fidarsi completamente degli altri e per questo non ha amici e, anche quando incontra un ragazzo che sembra capirla, non sarà facile relazionarsi con lui.

Enrico, invece, ha una possibilità, diventare dentista come il padre e studiare all'università per raggiungere questo obiettivo. Ma l'idea di un lavoro gli farebbe comodo, se non fosse per il fatto che questo lo porta in un brutto giro.

Benedetta vive di danza e poco cibo, l'anoressia imposta la guida verso un malessere fisico e mentale e vergognarsi del proprio aspetto non è certamente il primo passo verso la felicità.

Ma come potremmo giudicare ciascuno di loro senza conoscere i retroscena delle loro esistenze, senza capire le ragioni che li spingono ad agire in un determinato modo? Come possiamo dire che non siano dei bravi ragazzi a causa di quello che fanno nella loro vita?

Per saperne di più sui personaggi cliccate qui: la scrittrice ne ha delineato i profili per darne un'idea molto chiara e spingere a conoscerli un po' meglio. Noi consigliamo davvero questo romanzo, perché per quanto lontano possa essere dalle nostre esperienze, è sempre la vita a farne da protagonista!

Ringraziamo davvero Barbara per la sua disponibilità e gentilezza e per averci consentito di leggere questa bella storia che fa davvero riflettere e invitiamo voi a passare da lei per avere maggiori informazioni

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